1) Fare sport è utile, divertente, socializzante ma costa sempre più; le attività sportive “pubbliche”, ossia gratuite o comunque accessibili a tutti, in pratica non esistono più, nonostante sia risaputo che un’attività fisica costante sia una delle più efficaci forme di prevenzione dell’obesità;  
2) se lo Stato  e gli enti locali  non garantiscono più uno “sport pubblico”, la scuola italiana appare in perfetta sintonia con questa tendenza: le già pochissime ore di educazione fisica settimanali sembrano destinate ad essere ulteriormente ridotte, possiamo immaginare con quali ovvie ricadute a livello delle future generazioni; 
3) ovunque, ma soprattutto in tv, prevale una pseudo “cultura” dell’auto e del motorino, per cui chi si sposta a piedi o in bici è poco più che tollerato, come residuale, rispetto ad un senso di malintesa “modernità motoristica”; risultato di questo modo di pensare: si va a fare sport in motorino o facendosi accompagnare con la macchina; 
4) mangiare cibi grassi, spesso, costa meno che nutrirsi in modo “equilibrato”; secondo un’indagine Censis-Confcommercio del  2005, oltre il 60% delle famiglie italiane cercava di risparmiare sulla spesa rivolgendosi ai discount; per un adolescente italiano, statunitense o francese il pasto più conveniente è quasi sempre quello offerto il dai vari “fast food ”dove tutti sanno che si mangia malissimo ma a prezzi imbattibili
5) la pubblicità influenza sempre più le scelte alimentari dei ragazzi: in un anno sono bombardati mediamente da 27.00 messaggi pubblicitari sugli alimenti, il 70%  dei quali riguarda alimenti poco equilibrati a livello nutrizionale, per la quantità di grassi, zucchero o sodio; naturalmente i pubblicitari sanno che i bambini mangiano ciò di cui ricordano lo spot  e hanno voce in capitolo nel  chiedere prodotti specifici; a titolo di esempio, ecco i 5 alimenti più consumati dai bambini statunitensi a merenda: bevande gassate, patatine fritte o popcorn, biscotti, caramelle e succhi di frutta, naturalmente tutti pubblicizzati in modo martellante ed ammiccante;
6) ormai si mangia tutti davanti alla tv; dovrebbe apparire evidente quanto sia irreale pensare di fornire ai nostri figli un qualsivoglia esempio di alimentazione corretta, se lo facciamo guardando la televisione;  
7) le città ed i luoghi di lavoro predispongono alla sedentarietà ed al sovrappeso; nei nuovi quartieri troppo spesso mancano le piazze ed i cortili per giocare, gli spazi sicuri per correre ed andare in bicicletta; di nuovo, viviamo nell’illusione che basti mandare un bambino a fare qualche ora di sport, senza preoccuparci dell’assoluta sedentarietà delle restanti 160 e passa ore;  
8) i bambini piccoli in genere mangiano tutto, poi con il passare degli anni “decidono” di non mangiare più alcuni alimenti, in particolare verdure, frutta, legumi e pesce; ossia quelli più sani  e in grado di evitare un consumo eccessivo di calorie; anche qui, i fattori “ambientali ”pesano: la pubblicità fuorviante e la presenza nelle stesse scuole di distributori di merendine, snack e patatine, non aiuta certo i bambini a fare scelte alimentari valide.