A Natale tutti la mangiano, a volte anche esagerando, poi viene quasi dimenticata, fino alla festività successiva. Stiamo parlando di noci e nocciole, arachidi e pistacchi, mandorle e pinoli: la frutta secca. 
Per secoli questi alimenti hanno letteralmente salvato la vita alle popolazioni europee.  I cereali sono sempre stati gli alimenti base per tutti i popoli, il grano per noi Italiani, la segale per chi viveva più a nord, ma comunque c’era sempre un cereale alla base dell’alimentazione. Quando diminuivano o mancavano i cereali (per variazioni del clima  per i  parassiti o per le guerre), la frutta secca con le sue500-600 calorie per 100 grammi aiutava a completare la quota di energia necessaria per vivere e lavorare.                 
Oggi, naturalmente, quasi nessuno dalle nostre parti guarda alla frutta secca come nel passato, anzi l’elevato contenuto calorico scoraggia molte persone a consumare questi ottimi alimenti.  
In realtà, per la frutta secca possiamo fare lo stesso ragionamento che si fa per l’olio d’oliva: sono alimenti eccellenti dal punto di vista nutrizionale, ma poiché hanno molta energia ne vanno consumate quantità limitate.  
La frutta secca contiene acidi grassi insaturi – che riducono il livello di colesterolo – poco sodio, dal 15 al 30% di proteine, quasi tutte le vitamine del gruppo B (tiamina, riboflavina, niacina, acido pantotenico, piridossina, acido folico), la vitamina E e parecchi elementi che spesso in età avanzata sono carenti (zinco e ferro, calcio e fosforo, magnesio e potassio). 
Soprattutto nei mesi invernali piccole quantità di mandorle, pinoli e noci si abbinano benissimo a spinaci crudi, cavolfiore, verze e insalate miste. Un altro possibile utilizzo della frutta secca è a colazione, integrando cerali integrali e marmellate, oppure come spezza fame al posto dei tradizionali snack pieni di calorie, grassi, zuccheri e sale.