Secondo il Manuale diagnostico e statistico degli psichiatri statunitensi (DSM IV) siamo in presenza di disturbi del comportamento alimentare quando vi sono ‘’persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, non secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta, che danneggiano in modo significativo la salute fisica e il funzionamento psicologico”. A questa definizione fa seguito la suddivisione dei disturbi in: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione atipici.

La diagnosi di anoressia nervosa si basa su tre punti:
1) persistenza di un peso corporeo basso, con Indice di Massa Corporea inferiore a 17.5 (il peso in kg diviso per il quadrato dell’altezza in metri; es. se pesiamo 75 kg e siamo alti 170 cm: 75 diviso 2.89, risultato del prodotto 1,7 x 1,7);
2) assenza di mestruazioni (amenorrea);
3) eccessiva importanza attribuita al peso, all’aspetto del corpo, al controllo del cibo;                 

La diagnosi di bulimia nervosa prende in esame 4 aspetti:
1) ricorrenti assunzioni di grandi quantità di cibo, episodi di “abbuffate”, con sensazione di perdita del controllo;
2) diete eccessiva o digiuno, vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, esercizio fisico esagerato (i cosiddetti "comportamenti di compenso");
3)  eccessiva importanza attribuita al peso, all’aspetto del corpo, al controllo del cibo;

Tutti gli altri disturbi dell’alimentazione che non presentano i tratti dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa vengono inclusi nei disturbi dell’alimentazione atipici. Stime attendibili parlano di una frequenza della bulimia tra le ragazze intorno all’1-2% e dell’anoressia tra lo 0,3-0,5%.
Sono dati che valgono solo per le società occidentali e si riferiscono a tutta la popolazione, a prescindere dal reddito e dalla cultura; la fascia più a rischio è quella femminile dai 12 ai 25 anni, ma stanno aumentando i casi precoci, i casi tardivi e quelli riguardanti l’altro sesso. In realtà valutare la reale diffusione dei disturbi dell’alimentazione è molto difficile per almeno due motivi: la negazione del problema da parte di chi ne è coinvolto, la forte incidenza di forme attenuate che rimangono nascoste per anni agli stessi familiari.