Essere adolescenti, di sesso femminile, e vivere in una società occidentale, costituisce il massimo fattore di rischio per l'anoressia. In realtà, oltre a queste caratteristiche generali, esistono fattori di rischio specifici legati all’individuo ed alla famiglia. Nella famiglia delle persone bulimiche e anoressiche troviamo spesso situazioni di alcolismo e obesità (per la bulimia), depressione e disturbi del comportamento alimentare. Sembrano predisporre a queste patologie:
a) rapporti molto problematici con i genitori;
b) ambienti scolastici o esperienze di lavoro che incoraggino la magrezza (il mondo della moda, ma non solo quello; in molti lavori di relazione con il pubblico la magrezza sembra una condizione imprescindibile);
c) attività sportive che esaltino la magrezza (la ginnastica artistica e la danza, soprattutto; ma in realtà ogni attività sportiva diventa a rischio, se sono presenti istruttori che spingono in modo eccessivo per la magrezza delle atlete o degli atleti); 
d) abusi fisici e sessuali. 
Vengono, infine, segnalati come eventi precipitanti una serie di esperienze o eventi capaci di determinare l’idea di ricorrere al controllo del peso, come risposta che migliora l’autostima e suscita commenti sociali positivi: il cambio di casa o città, l’arrivo di una nuova persona in casa; alcune malattie ricorrenti; la pubertà, particolarmente quella femminile; la gravidanza; l’abbandono o la perdita di persone care di riferimento e la separazione dei genitori;  gli insuccessi scolastici  e lavorativi.

Oltre il 50% dei casi di anoressia e bulimia si risolve positivamente, mentre un altro 30% presenta una guarigione parziale; il restante 15-20% diventa cronico e non migliora.  Tra i casi che non si riesce a trattare, la malnutrizione proteica ed energetica protratta nel tempo può anche essere causa di morte (nella foto la fotomodella francese Isabel Caro, fotografata da Oliviero Toscani, morta recentemente per le conseguenze dell'anoressia). Un ruolo non trascurabile in queste patologie sembra averlo la generale tendenza di società e mass-media ad attribuire all’aspetto esteriore ed alla magrezza i caratteri dell’adeguatezza, della modernità, del successo. Viceversa, la grassezza, dal leggero sovrappeso all’obesità, viene continuamente stigmatizzata a livello medico, in quanto non-salutare, a livello estetico, in quanto brutta, ed a livello etico-sociale, in quanto immorale. Come scrive U. Galimberti essere grassi in una società che predilige i magri equivale ad una neppure tanto mascherata esclusione sociale