La presenza in famiglia di problemi legati ai disturbi del comportamento alimentare, in particolare di casi di anoressia conclamata, mette in grande difficoltà tutte le figure familiari. La richiesta di aiuto spesso non è immediata e, soprattutto, non si sa bene a chi ci si deve rivolgere. L’approccio più efficace sembra quello che metta insieme diverse competenze (in termini tecnici, un approccio multidisciplinare). Serve sicuramente una competenza psicologica, per un lavoro individuale o di gruppo sui chi ha il problema ed eventualmente sulle loro famiglie; serve anche una competenza medica, per valutare attentamente le complicazioni cliniche della malattia (spesso, ma non sempre, gravi); serve, infine, una competenza nutrizionistica, per una graduale e personalizzata riabilitazione nutrizionale. Nei casi meno gravi il trattamento dei disturbi alimentari può essere effettuato a livello ambulatoriale, con terapie psicologiche e nutrizionistiche che durano dai 6 a 12 mesi, a seconda del recupero ponderale che si deve operare (modello Aidap).

Nel nostro comprensorio ottimi centri per il sostegno ed il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare si trovano a Roma al Policlinico Umberto I, al Bambin Gesù ed al Policlinico Gemelli.

Nelle situazioni, indubbiamente meno gravi, di bulimia va sempre presa in considerazione l'eventuale concomitanza di abuso di sostanze, alcol in particolare. Dati recenti indicano tra il 20 e il 50% di soggetti bulimici con abuso di alcol, circa il 5% - ma il dato è probabilmente sottostimato - con abuso di cocaina, quasi tutti con uso o abuso di cannabis. Riportiamo in conclusione i consigli di Giovanni Bollea, neuropsichiatria infantile, per chi si trova a contatto con adolescenti anoressiche o bulimiche: non prendere mai di petto il problema: nella fase acuta del problema, non valgono né rimproveri né consigli; far seguire un intervento di psicoterapia; intervenire il più precocemente possibile. (nella foto un opuscolo dell''associazione Donna Donna Onlus)