Le intolleranze alimentari sono diventate un argomento di forte polemica tra chi le vede coinvolte in molti aspetti patologici della vita quotidiana (la medicina olistica) e tra chi ne nega persino l'esistenza (larga parte della medicina ufficiale). Pochi dubbi e controversie, invece, sull’intolleranza al lattosio e il favismo. Le persone che con un semplice test, il "breath test" (prova del respiro), accertano di avere un’intolleranza al lattosio, possono migliorare sensibilmente la qualità della loro vita, semplicemente eliminando il latte dalla loro dieta. L’intolleranza al lattosio consiste nell’incapacità di scindere il lattosio contenuto nel latte nei due zuccheri semplici di cui è fatto, glucosio e galattosio, per l'assenza dell'enzima che deve rompere il lattosio, la lattasi. Se non viene digerito, il lattosio che rimane nell'intestino viene fatto fermentare dalla flora batterica con produzione di gas e di diarrea. La mancanza congenita di lattasi è piuttosto rara, mentre più frequentemente il problema nasce dal progressivo declino dell’attività di questo enzima dall’età prescolare a quella adulta. L’intolleranza al lattosio riguarda il 50% della popolazione mondiale, ma la sua diffusione dipende anche dal gruppo etnico di appartenenza: si ha nel 80-95% dei neri e degli orientali, nel 50% dei popoli mediterranei e solo nel 15% del nord Europa. (nella foto: diffusione nel mondo dell'intolleranza al lattosio)

Il favismo è una malattia genetica, ereditaria, ed è dovuta alla mancanza dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Le manifestazioni principali riguardano i globuli rossi nei quali si accumulano composti ossidanti, che ne distruggono le membrane cellulari, causando gravi anemie. Il favismo si manifesta, infatti, come una grave forma di anemia che segue l’ingestione di fave fresche o secche, crude o cotte o di piselli, o l'assunzione di alcuni farmaci. Il favismo è ereditario: il gene è localizzato sul cromosoma X, le donne quindi risentono in forma lieve del difetto genetico, mentre nei maschi si riscontrano le manifestazioni più gravi. L’unico modo per sapere con certezza se un individuo sia affetto è quello di sottoporsi all’esame del sangue ed eseguire il test del favismo. Chi soffre di favismo deve assolutamente evitare di ingerire le fave e i farmaci che possono avere lo stesso effetto del legume in questione. Le zone in cui il favismo è molto diffuso (oggi in Italia soprattutto la Sardegna) sono le stesse in cui il protozoo responsabile della malaria (il plasmodium falciparum) era diffuso in nel passato, o lo è tuttora, perché i globuli rossi malati degli individui affetti da favismo sono relativamente resistenti alla sua infezione e venivano, pertanto, selezionati.