Un’alimentazione corretta in età avanzata può assicurare una buona qualità della vita, può ritardare l'invecchiamento e permette di evitare e curare alcune malattie proprie della vecchiaia. Per molti anziani alimentarsi, però, può essere un problema. Fattori socio-economici, elementi psicologici e preferenze alimentari, abitudini familiari, precetti culturali e religiosi, lo stato di salute, sono tutti elementi che influenzano l’alimentazione in ogni fase della vita e in modo particolare in questa fascia d’età. Particolarmente tra gli anziani, infatti, si trovano pregiudizi nei confronti di molti alimenti: dal latte alla carne, dalle verdure ai legumi. Un altro problema è rappresentato dalla difficoltà di masticazione, con il conseguente rifiuto dei cibi duri e la preferenza per quelli morbidi o comunque tritati.  A volte i sensi del gusto e dell’olfatto si riducono: aumenta di circa 3 volte la  soglia  di percezione del “dolce, di quasi 12 quella del salato, con conseguente perdita di  sapore per molti cibi.
L’apparato digerente degli anziani mostra, in genere,  una diminuzione dell’assorbimento dei nutrienti ed un aumento del tempo di transito degli alimenti; questo spesso si traduce nell’eliminazione dalla dieta di alimenti utili.
Il rischio maggiore per tutte le persone in questa fascia di età  è quello di mangiare in modo monotono e squilibrato. Un problema relativamente recente che riguarda tutte le fasce sociali meno protette, anziani in primis: sempre più la dieta viene determinata dalle risorse economiche; per molti anziani, soli, l’acquisto di cibi di qualità scadente è ormai una scelta dettata dalla necessità.
Quasi il 10% della popolazione anziana presenta malnutrizione. Se si considera quella ospedalizzata si arriva ad oltre il 50%. Tra le più comuni carenze nutrizionali: le carenze di calcio, con conseguente osteoporosi, le carenze di ferro, con possibili anemie, le carenze vitaminiche, i deficit proteici e i deficit calorici negli anziani in sottopeso.