Vi siete appena addormentati, con il pensiero piacevole che domani andrete al ristorante con i vostri amici; cominciate a sognare e dopo un po’ vi trovate proprio al ristorante, però un cartello minaccioso vi avverte che quel giorno il menù sarà gestito da un nutrizionista. Poco male, pensate, voi siete lì per fare il “pieno” di antipasti a base di salumi, fettuccine al ragù, carne e salsicce alla brace, un bel dolce pieno di creme: il nutrizionista capirà le vostre sacrosante esigenze. Invece vi portano queste cose: una specie di antipasto che sembra una composizione floreale, con spinaci crudi e arancia, salmone e parmigiano, finocchi, noci e pinoli, il tutto condito con olio extravergine e limone; invece delle fettuccine arrivano una pasta con piselli e carciofi e un involtino di verza con riso e lenticchie; voi ancora sperate di salvare il pranzo con le salsicce, ma ecco una fumante crema di ceci con pane abbrustolito; siete alla disperazione, potete calmarvi solo con un dolce pieno di panna e crema, ma vi portano il “ciambellone” fatto con olio, yogurt e uva sultanina…

Scherzi a parte, questo menù è stato effettivamente preparato ed ha trovato gradimento anche in chi avrebbe preferito la classica mangiata da ristorante. In un pasto di questo tipo hanno trovato posto molti alimenti protettivi e la quota di energia è rimasta molto al di sotto di quanto si consuma generalmente nei luoghi di ristorazione. Nel menù erano presenti cereali integrali e legumi secchi (ceci e piselli), i l pesce e l’olio extravergine di oliva, un po’ di frutta secca e le arance, varie verdure di stagione (finocchi, spinaci, verze, carciofi), un po’ di vino rosso e lo yogurt: ecco un esempio concreto della mitica “dieta mediterranea”.
Ristorante a parte, proviamo ad immaginare una giornata media di una persona “media” di età avanzata. Come potrebbe organizzare i suoi pasti? Innanzitutto, una buona colazione.  Un buon tè, eventualmente con il miele, del pane tostato o delle fette biscottate con marmellata, possibilmente fatta in casa. Come alternativa della frutta fresca o yogurt. Poi una passeggiata o un’altra attività fisica. In tarda mattinata della frutta fresca di stagione e dell’acqua. 
Il pranzo dovrebbe iniziare con abbondanti verdure cotte o crude di stagione, condite con poco olio d’oliva. Dopo la verdura della pasta o del riso o una minestra di legumi (naturalmente le quantità di cereali dipendono dalla nostra corporatura e da quanto siamo attivi). Nel pomeriggio potrebbe trovare spazio sia la seconda passeggiata (o attività di altro genere) sia uno spazio riservato agli amici, ai conoscenti, ai rapporti con gli altri. Nel tardo pomeriggio la seconda porzione di frutta, accompagnata dall’acqua, oppure yogurt alla frutta. La cena, come il pranzo, dovrebbe iniziare con la verdura, stavolta accompagnata da pane, meglio se integrale; il secondo o pietanza deve essere buono ma vario: potremmo fare sette secondi diversi, uno per sera. Pesce, uova, carne, formaggio, legumi secchi, affettato. L’ultima sera una pizza fatta in casa, magari da dividere con gli amici.
Infatti, l’ultimo aspetto importante dell’alimentazione è proprio quello della convivialità, ovvero dell’importanza del mangiare insieme agli altri. Spesso la malnutrizione è legata al mangiare da soli o da sole, una condizione che a volte porta a dare poco valore alla preparazione del pasto o addirittura a ritenerlo una spiacevole incombenza. In realtà mangiare in compagnia ci fa bene, fa bene al corpo e fa bene alla mente. La parola stessa compagnia ci fa capire questo concetto. Compagnia significa “con il pane” (cum + panis), perché la compagnia è l’umanità che condivide il pane. Qualche volta ce lo scordiamo. (nella foto Renoir La colazione dei canottieri, 1880-82)