Il Neozoico o Quaternario inizia 1,2 milioni di anni or sono: l’Homo Erectus – che aveva sostituito l’Homo Abilis – cede il posto all’Homo Sapiens; le 4 glaciazioni, intervallate da periodi interglaciali relativamente meno freddi, misero in crisi tutte le strategie alimentari sin qui adottate da Homo Sapiens e Homo Neanderthalensis: la drammatica riduzione di vegetazione da frutto fu solo parzialmente compensata dall’estensione di praterie. La quota di carboidrati si ridusse ulteriormente, caccia e pesca divennero le attività prevalenti, ma esposero i gruppi umani ad una situazione di costante malnutrizione, che sarebbe cambiata solo con l’avvento dell’agricoltura. La dieta giornaliera in queste condizioni era molto diversa da quella attuale; le piante allora commestibili fornivano vitamine e sali minerali, ma poco sodio, carboidrati complessi e molte fibre: occorreva davvero poca insulina rispetto ai cibi raffinati e ricchi di zuccheri semplici di oggi. Anche il consumo di carne non comportava particolari problemi: gli animali selvatici che venivano cacciati avevano pochissimo grasso, prevalentemente di tipo poli-insaturo. Un’altra caratteristica dell’alimentazione del tempo era la necessità di mangiare grandi quantità di cibo, diversi chili di carne o etti di miele, una volta trovata una fonte alimentare ad alta energia o di alto valore proteico (ricordiamo che in questo senso gli insetti, con il loro 40% di proteine sono una vera “bomba proteica”). Dal punto di vista metabolico furono selezionati alcuni cambiamenti: 
- fu creata una via metabolica capace di trasformare le proteine in glucosio (fino ad allora non necessaria per l’abbondanza di glucosio e la limitatezza delle proteine);
- fu allestita un meccanismo di immagazzinamento dei lipidi (vista la loro scarsità, conveniva crearne delle scorte per le rare volte che si potevano mangiare cibi ricchi di grassi come fegato e cervello);
- fu potenziata in generale l’attività dell’ormone insulina, prodotto dal pancreas, soprattutto nel favorire l’accumulo di grassi nel tessuto adiposo.
Il risultato finale è stato il cosiddetto “metabolismo di risparmio”, ossia la selezione a livello genetico di meccanismi che erano assolutamente vantaggiosi per le disponibilità ambientali-alimentari del periodo.

Dal Paleolitico le cose non cambiarono molto fino all’avvento dell’agricoltura, circa 11.000 anni fa in Mesopotamia, molto più tardi nel resto del mondo. La nascita dell’agricoltura degli ultimi 10-12.000 anni, comunque, non pose particolari problemi al “metabolismo di risparmio” delle popolazioni umane contadine: aumentarono i carboidrati complessi, ma proteine e grassi rimasero limitati per la maggior parte degli agricoltori. Le continue e ricorrenti carestie mantennero le preferenze alimentari per cibi “ricchi” di energia e proteine: carni grasse, alimenti molto conditi, cibi molto dolci. Riuscire ad immagazzinare “scorte” lipidiche divenne uno dei fattori di sopravvivenza (come testimonia la elevata frequenza di diabete in popolazioni esposte alle carestie, gli americani Navajos ma anche i Sardi).

Solo negli ultimi anni (100-150 per alcune società occidentali, 50-60 per noi italiani, molto meno per altre) l’enorme disponibilità di alimenti ad alta energia e ad alto contenuto proteico e lipidico, con relativa scarsità di fibre, ha fatto letteralmente “saltare” un meccanismo perfetto per un paio di milioni di anni: il metabolismo di risparmio, nelle nuove condizioni ambientali, è diventato un formidabile produttore di malattie cronico-degenerative, come diabete, obesità, ipertensione, malattie cardio-vascolari, tumori.