Jared Diamond è uno degli autori più importanti dei nostri tempi. Entomologo di professione, ha dato un impulso decisivo a "guardare" la storia - e, quindi, il presente - con tutti gli strumenti di cui disponiamo, in particolare con quelli biologici. Nel 1500, all’inizio dell’espansione coloniale europea, le differenze tra i continenti erano già grandi. Queste disparità furono la causa prossima dell’ineguaglianza del mondo. Ma - si domanda Diamond - come si è arrivati alla situazione del 1500?  Perché l’umanità ha conosciuto tassi di sviluppo così diversi nei vari continenti? Le teorie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate. Non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze intellettuali innate tra le popolazioni umane. Paradossalmente chi vive “ancora all’età della pietra” è in media più intelligente di chi abita in società avanzate.

Nel suo lavoro "Armi, acciaio e malattie" (1997) sostiene che il successo delle civiltà europee, nelle conquiste dei secoli passati, sia principalmente legato a tre favorevoli condizioni bio-ambientali dell'Eurasia:

 - la presenza di un numero sufficiente di animali selvatici” facilmente" addomesticabili;
-  la presenza di specie vegetali facilmente addomesticabili, capaci di fornire un significativo contributo nutritivo;

- le caratteristiche geografiche del continente che hanno favorito il diffondersi delle innovazioni tecnologiche (assenza di barriere geografiche, come deserti, catene montuose; sviluppo del territorio principalmente da est a ovest e non da nord a sud come Africa e Americhe.
Per il primo fattore ambientale, Diamond ha identificato appena 14 specie animali domesticabili in tutto il mondo. Le cinque più importanti (vacca, cavallo, pecora, capra e maiale) sono tutte native dell'Eurasia dove, inoltre, l'uomo primitivo è giunto con capacità di caccia limitate; i mammiferi presenti hanno potuto evolvere - a fianco dell’uomo - fino al nascere dell'agricoltura e della pastorizia. Negli altri continenti, principalmente nelle Americhe, diverse specie animali, invece, si sono estinte molto prima che l'uomo iniziasse a domesticare piante e animali. 
Per quanto riguarda la domesticazione di piante, si dovrebbe partire da quasi 200.000 specie vegetali terrestri: in realtà, togliendo quelle prevalentemente legnose, quelle che non producono frutti commestibili o non hanno foglie o radici mangiabili, dice Diamond, ne restano poche migliaia. Se guardiamo agli attuali raccolti agricoli, vediamo che per oltre l’80% sono costituiti da cinque cereali (grano, riso, mais, orzo e sorgo), un legume (la soia), tre tuberi (patate, manioca e patate dolci), due piante zuccherine (barbabietola e canna da zucchero), un frutto (banane).

Il fatto cha da molti anni non si riesca a domesticare specie vegetali utili all’alimentazione sta a significare per Diamond che probabilmente sono solo queste le varietà di interesse agricolo su larga scale e che in larga parte del mondo siano mancate le “materie prime” su cu far nascere l’agricoltura.

Nella mezza luna fertile medio orientale si ebbe la “fortuna” di aver contemporaneamente la presenza di 9 piante “strategiche”. Con 3 cereali (orzo, farro e un precursore del grano), 4 legumi (piselli, ceci, lenticchie e cicerchie) e una pianta tessile (lino), poteva nascere l’agricoltura e, conseguentemente, le città.
La domesticazione delle piante e degli animali rese possibile produrre e conservare grandi quantità di cibo, permettendo ad una parte dei cittadini, liberati dall’incombenza del sostentamento, di dedicarsi a tempo pieno ad attività come l'artigianato, l’innovazione tecnologica, la realizzazione di strutture politiche e militare. 

I popoli che rimangono allo stadio cacciatori-raccoglitori, invece, non sono in grado di produrre eccedenze di cibo tali da sostenere le classi "non produttive”: gli artigiani, i politici, i soldati.