Tra la fine del 2002 e la prima metà del 2003 un gruppo di lavoro presieduto di Vandana Shiva, con la partecipazione di Carlo Petrini e Marcello Buiatti, ha prodotto un “manifesto del futuro del cibo”, partendo dalla preoccupazione che la spinta crescente verso l’industrializzazione e la globalizzazione del mondo agricolo e dell’approvvigionamento alimentare sta mettendo in pericolo il futuro dell’umanità e il mondo naturale.

1) Bisogna tornare ad un’agricoltura biologica, sostenibile ed ecologica, più decentrata, non controllata dalle multinazionali e su piccola scala, così come praticata dalle comunità agricole tradizionali, dagli agro-ecologi e dalle popolazioni indigene per millenni. 
2) Il cibo è un diritto umano che non può essere negato in nome degli interessi del commercio internazionale o per qualsiasi altro motivo.
3) L’agricoltura decentrata è efficiente e produttiva, l’agricoltura. industriale non può ridurre la fame nel mondo, perché il sistema della monocultura industriale allontana i contadini dalla propria terra, produce spaventosi costi esterni per l’ambiente e le comunità rurali ed è altamente vulnerabile agli attacchi parassitari.
4) Vanno adottate tutte le misure in grado di aiutare le persone a rimanere o tornare alla terra: la scomparsa dei piccoli proprietari contadini e il passaggio del controllo della terra nelle mani di grandi proprietari e di società multinazionali è una delle cause principali della fame e della miseria.
5) Sovranità alimentare: nessun organismo internazionale o impresa multinazionale ha il diritto di alterare questa priorità. E per nessun motivo un’organizzazione internazionale ha il diritto di pretendere che una nazione si faccia imporre delle importazioni contro il proprio volere.
6) Tutti gli esseri umani hanno diritto al cibo sano e nutriente. Non si deve autorizzare nessuna nuova tecnologia nella produzione alimentare se non è provata la sua conformità con le regole locali di sicurezza, proprietà nutritive, salute e sostenibilità. Il principio di precauzione vige in ogni campo.
7) Tecnologie, come l’ingegneria genetica, i pesticidi di sintesi, i fertilizzanti di sintesi, l’irradiazione dei prodotti alimentari, non sono compatibili con la sicurezza alimentare o ambientale  e costituiscono una grave minaccia per la salute pubblica: come tali, il loro uso non è compatibile con l’agricoltura sostenibile.
8) I processi alimentari ed agricoli dipendono dalla protezione del mondo naturale, con tutta la sua intatta biodiversità.
9) Trattamento "umano" degli animali: vanno superate le "fabbriche agricole" industrializzate e altri sistemi simili di produzione di carne di manzo, maiale, pollo o altri animali, per le condizioni disumane inflitte agli animali e per le tragiche conseguenze ecologiche e per la salute pubblica.
10) Opposizione ai brevetti commerciali e  ai monopoli sulle forme di vita. Le leggi nazionali o internazionali che permettono queste pratiche costituiscono una violazione della dignità di tutte le forme di vita, del principio di biodiversità, e della legittima eredità delle popolazioni indigene e degli agricoltori del mondo. Ciò vale per tutti i viventi vegetali, animali e umani