Possiamo chiamarli in vari modi - agro-carburanti, bio-carburanti o bio-combustibili - ma in genere ci si riferisce all'etanolo e al biodiesel che si possono produrre distillando vegetali ad alto contenuto zuccherino (etanolo) o trasformando vegetali oleosi (biodiesel). La soia, il mais, la canna da zucchero e la palma da olio sono le specie che meglio si prestano a questo utilizzo industriale dell’agricoltura.

Il prefisso "bio" sembra suggerire qualcosa di verde, di pulito. Provenendo da una risorsa rinnovabile, dovrebbero contribuire in misura minore all'effetto serra. In realtà, la tendenza attuale a trasformare prodotti agricoli in combustibili – se attuata con queste modalità - potrebbe rivelarsi tutt’altro che ecologicamente sostenibile. Stati uniti ed Europa si sono letteralmente buttati sugli agro-carburanti. L’Unione Europea vorrebbe decuplicare l’uso di questi carburanti entro il 2020 (dal 2% di oggi al 20%). Lo scenario futuro potrebbe vedere un rapido aumento della coltivazione intensiva su larga scala, con diverse possibili conseguenze negative. 

In primo luogo – se non si utilizzano come materiale da distillare prodotti comunque non destinabili all'alimentazione -  si riduce il terreno agricolo destinato alla produzione di alimenti (nel 2000 l'area coltivabile nel mondo era pari a 0,11 ettari per persona in gran parte usati per produrre cibo).  Secondo aspetto critico: il rapporto tra energia necessaria per produrre gli agro-carburanti e quella che ottiene dal prodotto finale non è sempre favorevole. Terzo punto: con le grandi coltivazioni di biomasse si determina una forte pressione sui cosiddetti terreni agricoli marginali, riducendo ad esempio la disponibilità di acqua e legna, che invece hanno una funzione chiave per la sussistenza delle popolazioni rurali povere e sono spesso coltivate dalle donne. Avremmo, infine, un’ulteriore riduzione della diversità agricola, perché aumenterebbe la conversione di coltivazioni locali in monocolture: e con la biodiversità si perderebbero anche il patrimonio di conoscenze.  tradizionali nella gestione, selezione e conservazione delle coltivazioni. Jean Ziegler, sociologo ed economista svizzero, esperto dell’Onu sui problemi dell’alimentazione ha detto: “Trasformare 26 milioni di ettari destinati all’alimentazione in terra da destinare ai biocombustibili è assolutamente catastrofico. In sei mesi il prezzo del mais in Messico è aumentato del 300%. I biocombustibili da un lato contribuiscono alla lotta contro il cambio climatico, dall’altro rischiano di affamare ancora di più le popolazioni più povere del pianeta”.