Alimentazione ed agricoltura, un binomio difficile ma inscindibile. Se siamo quello che mangiamo, siamo anche quello e come lo produciamo. Secondo Umberto Veronesi le sostanze tossiche che introduciamo con l’alimentazione sono responsabili di una “strage” che è stata quantificata in circa 130.000 decessi annui.

Circa il 30% di tutti i tumori è causato da una dieta scorretta, povera di vegetali e di frutta, carica di proteine di origine animale e di grassi.
Impossibile migliorare la qualità del nostro modo di nutrirci se non si interviene a monte, sull’agricoltura, i suoi prodotti, i suoi impatti ecologici ed energetici, le risorse umane e tecniche che coinvolge. 

Ma l’agricoltura moderna soffre di 5 paradossi:
- il paradosso della fertilità; l’uso intensivo del suolo agricolo, con l’immissione di insostenibili quantità di concimi organici, ha distrutto la fertilità dei suoli;
- il paradosso dell’energia; come già rilevato da decenni (D. Pimentel), attualmente l’energia impiegata nell’agricoltura è maggiore di quella resa dai prodotti agricoli;
- il paradosso della qualità; i prodotti agricoli - esclusi quelli di provenienza biologica - sono sempre più scadenti, negli Usa quasi 80 milioni di cittadini si ammalano per cibi di qualità scadente, 5.000 muoiono;
- il paradosso dell’inquinamento; le campagne sono state per secoli i luoghi più salubri, oggi sono diventati i luoghi di massimo inquinamento, per l’accumulo nel suolo di residui azotati, idrocarburi, per la contaminazione delle falde acquifere; ciò oggi significa riduzione delle risorse idriche, l’80% del consumo di acqua è dovuto all’agricoltura, riduzione della biodiversità, aumento dell’erosione dei suoli, quasi 1,2 miliardi di ettari persi, la superficie totale di Cina ed India;
- il paradosso dell'occupazione agricolo; l’agricoltura continua ad espellere manodopera dai campi; i tradizionali agricoltori sono progressivamente sostituiti dai macchinari e da lavoratori extracomunitari; ciò nonostante, ancora oggi nel mondo ci sono due miliardi e mezzo di contadini, di cui solo 100 milioni nei Paesi sviluppati.