A livello medico la diagnosi di diabete si fa misurando a digiuno la glicemia, ossia la concentrazione  nel sangue del glucosio, il più importante zucchero dell’organismo; si parla di diabete se risultano 2 o più misurazioni della glicemia superiori o pari a 126 mg/dl nell’arco di 6 mesi o se compaiono segni e i sintomi del diabete – dimagrimento, sete intensa, eccessiva quantità di urina nelle 24 ore – e glicemia superiore a 200 mg/dl; nei casi sospetti, in cui la glicemia è normale, si effettua una  “curva da carico” di glucosio. Queste sono le nuove indicazioni; fino al 1998 una glicemia di 140 mg/dl era considerata il limite della normalità; su indicazione dell’American Diabetes Associazione dell’Oms si è deciso di far scendere questo valore fino agli attuali 126 mg/dl; difficile, anzi impossibile sapere se questi aggiustamenti sono legati a sacrosante esigenze di salute pubblica o a meno sacrosante esigenze di mercato;  quasi tutte le  ricerche e gli studi pubblicati sulle migliori riviste di scienze e medicina sono, purtroppo, opera di ricercatori e medici legati da enormi conflitti di interesse alle maggiori case farmaceutiche mondiali.
L' Oms riconosce due principali forme cliniche della malattia: il diabete mellito insulino-dipendente (tipo1) e il diabete mellito non insulino-dipendente (tipo 2)
Il diabete insulino-dipendente, o tipo 1, è una malattia auto-immunitaria: le cellule del pancreas che producono   insulina (cellule beta) vengono attaccate e distrutte dal sistema immunitario, lasciando l’organismo privo dell’ormone insulina, indispensabile per immagazzinare il glucosio circolante; il diabete di tipo 1 colpisce soprattutto bambini e giovani - è la più diffusa malattia cronica pediatrica -  e rappresenta circa il 10% di tutti i casi di diabete.
Il diabete non insulino-dipendente, il secondo tipo, è quasi sempre associato ad obesità (il 90% dei diabetici sono obesi) e costituisce  il 90% di tutti i casi di diabete: va decisamente rivista la vecchia dizione di "diabete dell'adulto", vista la preoccupante sua diffusione tra i giovani, in particolare tra quelli obesi e in sovrappeso. Il diabete di tipo 2 è chiaramente un risultato della nostra società, del nostro modo di vivere. La diffusione del diabete ha iniziato a salire vertiginosamente a partire dagli anni '60, con i miglioramenti economici che hanno portato a cambiare alimentazione e abitudini, riducendo drasticamente la spesa energetica e aumentando la quota calorica.  Inizialmente l’aumento della malattia ha riguardato il diabete di tipo 2, ma recentemente ha coinvolto anche la meno frequente forma di diabete di tipo 1, in particolare in Sardegna.