Se non si interviene sui fattori ambientali, sociali, legati agli stili di vita e all'alimentazione, come strumenti fondamentali di prevenzione e promozione della salute, è difficile pensare di invertire la tendenza al rialzo delle malattie cronico-degenerative dei Paesi industrializzati. Anche i medici di famiglia italiani sembrano accogliere questa indicazione e, nel corso del primo congresso nazionale dell'area di medicina dello sport della Società italiana di Medicina Generale (ottobre 2008), hanno lanciato l’idea di prescrivere in ricetta l'attività fisica “per aumentare la qualità di vita delle persone e ridurre la comparsa di molte malattie".  Purtroppo, nella promozione dello sport come nelle lotte al tabagismo, i medici italiani “predicano bene e razzolano male”: da un sondaggio realizzato fra i camici bianchi da Quotivadis risulta che oltre la metà dei medici italiani dedica poco o niente all'attività fisica; un dato che ricorda l’alta percentuale di medici fumatori – sino a qualche anno fa maggiore della media italiana – nonostante a loro soprattutto sia affidata la lotta al tabagismo. "I medici, soprattutto i maschi, dovrebbero dare l'esempio ed essere i primi a fare attività fisica e adottare uno stile di vita corretto, ma purtroppo non è così. Dovrebbero prendere a modello le donne con il camice bianco, che su questo sono molto più diligenti e pignole" - ha detto il responsabile nazionale dell'area di medicina dello sport della Società italiana di Medicina Generale–   Sarebbe il caso che tutta la categoria facesse una seria autocritica e capisse che è giunta l'ora di dare il buon esempio ai pazienti. D’altronde è stato provato che un medico che fuma, non riesce a convincere un paziente fumatore a dire addio alle sigarette".    

L’Archivio Internazionale di Medicina ha pubblicato (luglio 2009) un articolo sul rapporto tra attività fisica, impegno sociale e buona salute nelle persone anziane.  Dallo studio emerge che i soggetti che partecipano meno di frequente ad attività sociali vanno incontro ad un declino motorio più rapido in età avanzata. Pertanto, non soltanto l'attività fisica, ma anche quella cognitiva e sociale devono essere coltivate per il mantenimento della buona salute in età avanzata.

Mens sana in corpore sano”, dicevano gli antichi. Per i bambini ed i giovani, per gli uomini e le donne, per la terza e la quarta età, come si dice oggi. Forse fra qualche anno, o decennio, anche la classe politica italiana arriverà al convincimento che un’attività fisica, “rivoluzionariamente” gratuita, è in realtà un risparmio per lo Stato e gli enti locali. Il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio intervenendo ad un convegno di Cittadinanzattiva (febbraio 2009) ha dichiarato che il governo italiano sta “lavorando per fare entrare l’attività fisica nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, dal momento essa è fondamentale per la prevenzione delle malattie e la tutela della salute”. Attendiamo fiduciosi.