Nel campo della salute il dilemma è sempre lo stesso: si ottengono migliori risultati con le sanzioni o con la prevenzione? In Inghilterra preferiscono "punire". Da alcuni anni Paesi come la Gran Bretagna sembrano aver optato per la prima possibilità, paventando punizioni neo confronti dei cittadini decisi a perseverare in stili di vita considerati molto rischiosi per la salute.  

Si discute, per esempio, se sia il caso di ridurre o addirittura rifiutare le cure per malattie cardiovascolari o tumori ai fumatori, agli obesi o alcolisti. L'ultimo Ministro della Sanità italiano - del defunto governo Prodi perché l'attuale governo ha pensato bene di farne a meno - aveva a tal proposito affermato che l'atteggiamento punitivo "è una via drastica, quasi vendicativa o comunque di stampo giustizialistico nei confronti dei cittadini, senza tener conto dei fattori economici, sociali e mentali alla base di comportamenti a rischio: l'arma più importante è la prevenzione" (Livia Turco)
Il 90% delle morti  e oltre il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, non hanno origine organica, biologica, genetica: sono semplicemente conseguenze dei nostri cattivi stili di vita. I principali fattori di rischio della società occidentale - Italia compresa - sono la cattiva alimentazione, l'inattività fisica, il fumo e l'abuso di alcolici. Domandiamoci quanto i governi - centrali e locali - e le istituzioni - sanitarie, scolastiche e socioassistenziali - fanno veramente per favorire il cambiamento sostanziale di questo modo di vivere insensato.