C’è una spaventosa diseguaglianza nell’assistenza sanitaria e nella salute tra ricchi e poveri nel Regno Unito”. Inizia così un appello al Primo Ministro inglese Cameron da parte di 170 accademici e specialisti in sanità pubblica.

La drammatica denuncia - pubblicata dalla rivista medica The Lancet – prosegue ricordando che molte famiglie di lavoratori britannici vivono in povertà e non hanno sufficiente reddito per pagarsi una dieta decente. Negli ultimi anni in molti altri Paesi europei i prezzi del cibo sono cresciuti, mentre i salari dei lavoratori sono diminuiti; per l’Inghilterra è stato calcolato un aumento dell’8% del cibo e un calo del 12% dei salari (dal 2007 al 2014): in totale un meno 20% di risorse per mangiare meglio e curarsi. “Così c’è un numero crescente di persone a basso reddito che non guadagna soldi sufficienti per soddisfare i basilari bisogni nutrizionali e mantenere una dieta salutare. Noi non possiamo accettare questa situazione nel Regno Unito, la sesta potenza economica del mondo, la terza in Europa”.  Il testo prosegue facendo notare che in molte fasce di popolazione la povertà alimentare è crescente. Dato che il prezzo del cibo continua a crescere molte famiglie sono costrette a ridurre i consumi di frutta e verdura aumentando quelli di cibi più economici, in genere molto dolci, molto salati, molto grassi, o precotti.

Una distribuzione più equa della ricchezza, unita a massicci interventi di igiene pubblica (sistemi fognari e vaccinazioni, in particolare) e al cibo accessibile – cioè acquistabile –  da quasi tutta la popolazione hanno portato molte società occidentali alle soglie di 80 anni di speranza di vita alla nascita. Il rischio oggi è quello di ritornare indietro, a dispetto dei progressi medici ed igienici degli ultimi 70 anni (a partire dalla scoperta della penicillina negli anni ’40 del ‘900); l’entità delle disuguaglianze economiche nelle fasce della società è, comunque, ancora oggi determinante nel decidere quanto ci ammaleremo e quanto vivremo. Per rendere l’idea, se dividiamo una società “liberistica” come quella inglese in 5 classi di reddito, vediamo che oggi le donne più ricche vivono in media sino a 80 anni, quelle più povere fino a 68 anni: il reddito in questo caso toglie 12 anni di vita e altrettanti, probabilmente, di vita in buone condizioni di salute alle donne meno agiate. La grande antropologa statunitense Ruth Benedict, una delle prime donne ad occuparsi di antropologia culturale, ha studiato per molti anni oltre 700 culture diverse per identificare elementi comuni alla salute e alla malattia di quelle società; nel suo studio la Benedict trovò – agli antipodi - due modelli di cultura: uno solidale, l’altro individualista. Nel modello solidale (da lei chiamato “sinergico”) la società è basata sulla collaborazione, sulla generosità e sulla compassione e la ricchezza circola continuamente, non accumulandosi nelle mani di pochi. Nel modello individualista predominano, invece, i comportamenti egoistici e la ricchezza si accumula in pochi individui che possiedono più di tutti gli altri. Le società del primo tipo – come i Paesi del Nord Europa dove i sistemi di welfare limitano le differenze di reddito – presentano meno malattie, meno obesità, meno disturbi mentali; in quelle di tipo “liberistico” come Usa e Gran Bretagna la crescita della povertà alimentare di fasce sempre più ampie di popolazione ha come inevitabile conseguenza più persone obese, più malattie e sempre meno anni di vita in salute. Sarebbe un tema interessante per Expo 2015: l’Europa sta seguendo il modello solidale nord-europeo o è già pericolosamente avanti sul modello anglo-statunitense? Nel secondo caso la “spaventosa diseguaglianza nell’assistenza sanitaria e nella salute tra ricchi e poveri” potrebbe diventare un dramma di tutto il continente. (6-2015)