Un bel libro di qualche anno fa dell’inglese Bill Laws descriveva le 50 piante che hanno cambiato il corso della storia. Per la nostra storia di popoli mediterranei poche specie vegetali possono competere con l’ulivo.

L'ulivo ha 6000 anni di storia e ha attraversato indenne le prime culture neolitiche, la civiltà egizia e fenicia, l’ebraismo, lo splendore classico della Grecia e dell’Impero Romano, la nascita e lo sviluppo del Cristianesimo, il Medioevo dei conventi benedettini e cistercensi e il Rinascimento. Oggi l’olio di oliva conosce una meritatissima rivalutazione, in quanto alimento chiave del modello Mediterraneo; si potrebbe dire che la moderna scienza della nutrizione nasce negli anni ’50 del Novecento proprio con la scoperta del ruolo cardio-protettivo dell’olio di oliva rispetto ai grassi saturi delle diete nord-europee e nord-americane. Il prezioso olio ottenuto dalla spremitura a freddo delle olive non è mai stato soltanto una risorsa alimentare; fin dai primi secoli è stato impiegato anche come cosmetico e come farmaco è in tutte le culture, le religioni e l’arte del Mediterraneo ha rappresentato simbolicamente la spiritualità, la fertilità, la rinascita, la longevità, la pace. Dai territori originari, oggi appartenenti alla Siria, grazie ai Fenici l’olivo giunse in molti Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo; ma fu soprattutto in Grecia – intorno al 700 a.C. - che conobbe un’inaspettata fortuna, principalmente per ragioni ecologiche; il suolo della Grecia è, infatti, troppo povero e roccioso per essere coltivato a cereali, ma perfetto per l’ulivo; con i grandi profitti ricavati dalla produzione e dal commercio di olio e olive la Grecia divenne una vera e propria potenza economica del mondo antico; ciò le diede la possibilità di finanziare l’arte, che tutti ancora oggi ammiriamo, e lo sport olimpico, di cui tutti le siamo debitori; ad Atene l’ulivo era considerato sacro ad Atena, dea protettrice della città; agli Ateniesi vincitori in battaglia venivano offerti una corona di ulivo ed un’ampolla d’olio.  Presso i Romani, la cultura dell’olivo è attestata a partire dal 370 a.C.; nel giro di due secoli l’Italia divenne il maggior produttore mondiale di olio d’oliva; il grande naturalista romano Plinio il Vecchio descriveva quindici specie di olivo e ne elencava i pregi; la produzione e la coltivazione dell’olivo vide, sotto Roma, un grande sviluppo e miglioramenti nelle pratiche colturali; a Roma l’olio era considerato una sorta di “oro verde”, da trasportare in otri di pelle o anfore di terracotta; i Romani inventarono persino una specie di borsa valori per lo scambio e la vendita di olio: l’“arca olearia”; come i Greci anche i Romani premiavano i cittadini più valorosi con corone fatte intrecciando ramoscelli di ulivo. Nell’arte antica non è raro trovare rappresentata la pianta dell’olivo; in molti vasi etruschi e greci – tra cui l’anfora di Vulci del 500 a.C. circa – sono raffigurati l’ulivo e la raccolta delle olive; anche l’arte romana prese spesso spunto dall’ulivo: in un affresco di Ercolano si vede la spremitura delle olive e l’olio che viene raccolto in un contenitore.

Nel Medioevo l’olio d’oliva quasi scomparve, ma grazie a monasteri e conventi l’olivo ricominciò ad essere coltivato; furono in particolare i Benedettini e i Cistercensi di Bernardo da Chiaravalle a convincere i contadini a non abbandonare le terre e così la produzione e la commercializzazione dell’olio riprese quota. Nell’arte medievale e rinascimentale l’ulivo compare frequentemente, per la sua forte carica simbolica; ricordiamo molte miniature del periodo e alcuni dipinti di Simone Martini (L’annunciazione del 1333) e di Sandro Botticelli (L’orazione nell’orto del 1499 e La natività del 1501). Con un salto vertiginoso arriviamo a fine Ottocento ed a due giganti della pittura mondiale; mi riferisco a Pierre-Auguste Renoir e Vincent Van Gogh; del secondo molti ricorderanno il celebre dipinto Olivi sotto il sole (1889, nella foto), con le sue tonalità calde ed il sole che illumina l’uliveto; per Renoir le biografie riportano che decise di comprare l’ultima casa sulla costa mediterranea francese per salvare un uliveto destinato ad essere abbattuto; nei suoi ultimi 11 anni di vita Renoir cercò di catturare nelle sue tele (in particolare ne Il giardino degli olivi) l’essenza di quell’albero mediterraneo così “pieno di colori, con le tonalità che cambiano ad ogni colpo di vento e il colore nascosto negli spazi tra le foglie". (12-2015)