Riprendendo il discorso sui rischi associati all’eccesso di zuccheri raffinati, la stampa estiva ha recentemente dato spazio alla direttiva dall’American Heart Association rivolta ai genitori statunitensi. Icardiologi americani hanno detto una cosa semplice e comprensibile a tutti: ai bambini fino ai due anni di età è meglio non dare zucchero, per bambini e giovani fino all’età di 18 anni, invece, è bene mantenere il tetto dei 25 grammi al giorno, circa 5 cucchiaini. Chiariamo subito che lo zucchero di cui si parla non è lo zucchero presente nella frutta, nello yogurt o nel latte, alimenti il cui consumo va invece incoraggiato, ma quello aggiunto alle bevande e ai cibi, soprattutto quello presente in tutti i prodotti da forno dei supermercati. Da diversi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce la pericolosità dello zucchero aggiunto ai cibi e bibite zuccherate. Sono pieni di zucchero i cereali della colazione, i biscotti, le merendine e gli snack, ma il picco lo troviamo nelle lattine di aranciata e Coca-cola, rispettivamente con 40 e 35 g di zucchero: l’equivalente di 8 cucchiaini per una Fanta e di 7 per una Coca. Lo zucchero in eccesso fa male ai ragazzi, ma non fa bene neanche agli adulti; infatti, l’Organizzazione mondiale della sanità l’anno scorso ha rivisto le sue linee guida, chiedendo agli adulti di non superare i 50 grammi giornalieri. Torniamo ai 25 grammi di zucchero raccomandati e vediamo qual è il consumo medio attuale dei ragazzi italiani. L’anno scorso sono stati pubblicati i risultati di uno studio europeo su un vasto campione di bambini europei; un bambino europeo nel 2015 ha consumato in media quasi 100 g di zuccheri semplici, il quadruplo di quanto raccomandato; i bambini italiani ne consumano 10 grammi in meno, in media 87 grammi, 3 volte e mezzo la quantità raccomandata; questi 87 grammi corrispondono a una quindicina di cucchiaini di zucchero e al 20% del fabbisogno di calorie giornaliere, contro il 5-10% consigliato. L’indagine europea si accorda perfettamente con il più importante studio italiano in materia. I dati di OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità dell’anno passato ci dicono, infatti, che il 40% dei ragazzi italiani fra 8 e 9 anni beve almeno una bibita zuccherata al giorno, mentre uno su due non mangia abitualmente frutta. Che fare, allora? Molti pensano che l’unica arma disponibile sia tassare le attività di mercato che danneggiano l’interesse pubblico: la tassa sui superalcolici ne è un esempio. La Gran Bretagna – che ha tassi obesità notevoli - ha introdotto una tassa sulle bibite zuccherate. Entrerà in vigore l’anno prossimo e i ricavo saranno usati per costruire strutture sportive o promuovere stili di vita salutari. La stessa strada stanno seguendo Messico, Francia, Belgio, i Paesi scandinavi e alcune città americane come Philadelphia. Qualunque strumento si pensi di utilizzare, l’importante è che arrivi forte e chiaro il messaggio sulla pericolosità dell’abitudine a cibi dolcificati artificialmente. Le bibite gassate sono piene di zuccheri e sono ipercaloriche, dissetano poco e quindi si tende a berne di più. I bambini devono trovare a tavola l’acqua. Se fanno sport, finito l’allenamento o la partita, niente succhi di frutta o integratori: acqua e frutta vanno benissimo, per loro e per noi. (9-2016)